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03-05-2018 - E' LAB SI SPOSTA A SACCOLONGO

La corretta posizione in sella: set up e performance

La posizione assunta dal ciclista quando pedala, sia esso professionista, dilettante, amatore o cicloturista è l’aspetto più importante da considerare, indipendentemente dall’uso che il soggetto fa del proprio mezzo (attività competitiva, ludico-motoria o ricreativa) al fine di ottimizzare la prestazione e trovare il giusto comfort per lo svolgimento della disciplina scelta. Infatti, la letteratura scientifica è ricca di ricerche in questo settore, con i primi studi condotti nel 1975 e un aumento dell’indagine negli ultimi 15 anni accompagnata dalla nascita di molteplici programmi e sistemi di bike fitting, da quelli più empirici a quelli più elaborati. Ma in che cosa consiste il posizionamento in sella?

Dopo anni di interesse e di pratica in questo settore, mi sento di poter affermare che la messa in sella di un ciclista è simile alla realizzazione di un abito su misura (non me ne vogliano i sarti per questa similitudine), in quanto non è il ciclista che si deve adattare alla bicicletta bensì il contrario. Non di rado capita di sentire gli atleti e non solo, lamentarsi per piccoli fastidi o dolori spesso correlati, come riportato in letteratura, ad una non corretta posizione sul mezzo meccanico.
Gli autori sono abbastanza concordi nel sostenere che questi fastidi sono legati a due parametri principali, che determinano la giusta posizione del ciclista una volta in sella e sono da definiti come:

  •   posture heigth" o componente verticale: individuata dall’altezza e arretramento della sella, dalla lunghezza delle pedivelle, dal tipo di pedale e dalla posizione degli attacchi sulla suola della scarpa;

  •   “posture length” o componente orizzontale: caratterizzata dal reach, dall’altezza e dalla larghezza del manubrio.

    Questi sono i criteri da tenere in considerazione in fase di scelta del telaio e montaggio delle diverse componenti, unitamente ad un’anamnesi clinica del soggetto atta a determinare il grado di flessibilità della catena cinetica posteriore e del rachide lombare, le misure antropometriche ed eventuali infortuni pregressi. L’errata misura di uno o più di questi parametri, può portare a diverse sintomatologie, dalle meno gravi a quelle più fastidiose che in ogni caso, se trascurate, possono sfociare in stati d’infiammazione cronica delle strutture osteo-mio-ligamentose che portano alla sospensione dell’attività.

 

Nel caso della componente verticale, questa se errata, oltre a far perdere di efficienza la pedalata per un’attività muscolare poco funzionale dell’arto inferiore, può comportare un affaticamento precoce di uno o più muscoli (generalmente il mm quadricipite, grande gluteo e tal volta anche il gastrocnemio e tibiale anteriore), crampi muscolari e altri piccoli fastidi solitamente a livello delle articolazioni di ginocchio e ossa metatarsali del piede.
Viceversa, l’erronea valutazione della componente orizzontale può portare all’instaurarsi di tutta una serie di piccoli fastidi, riferiti con una certa frequenza dalla popolazione ciclistica, che interessano la schiena (in particolare la zona lombare e cervicale), gli arti superiori (solitamente l’articolazione del polso e le mani) e infine la zona perineale (prostata nell’uomo e genitali esterni nella donna). Questo influenza negativamente il comfort del soggetto che non sarà in grado di pedalare a lungo e potrebbe manifestare difficoltà anche nella guida della bicicletta.

Il nostro consiglio quindi, sia che stiate per acquistare la vostra prima bici, la stiate sostituendo con un modello attualmente più in voga o vogliate semplicemente fare un controllo e accertarvi dell’esatto set up del vostro mezzo, è quello di rivolgervi a centri certificati, dotati di apposita strumentazione e di personale qualificato (laureato in scienze motorie, possibilmente magistrale) che vi possa indirizzare con valide argomentazioni verso la bici e posizione più idonea alle vostre caratteristiche antropometriche.